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Presentazione libro "PRESENZE" di Franca Molinaro - Edizioni "Il Papavero"


Lunedì 12 novembre 2012, presso la sala conferenze della libreria “Culture”, via Zaleuco – Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittori della Calabria ha presentato il libro “Presenze” di Franca Molinaro, edizione “Il Papavero”. Dopo l’introduzione di Giuseppe Gangemi, sono seguiti gli interventi dell’editrice Donatella De Bartolomeis e dell’autrice Franca Molinaro. Il libro della Molinaro raccoglie le testimonianze dirette e indirette di fenomeni cosiddetti paranormali, raccolti tra persone di ogni età e ceto sociale. Una attenzione particolare è posta sull’epifania di tali presenze, le leggi che le regolano, la loro natura buona o malvagia. La prima parte del libro è dedicata a cenni storici e commenti dell’autrice, altri due terzi contengono i vissuti riportati fedelmente con nota biografica degli intervistati. Franca Molinaro, scrittrice, pittrice, scultrice, ricercatrice e antropologa, ha al suo attivo numerosi volumi frutto di un lavoro di ricerca originale e alcune raccolte poetiche. Da segnalare, tra gli altri, sono i volumi “Morroni – passato e presente, storia e tradizioni” (2001), “Frammenti canori della civiltà irpina” (2006), e da ultimo la collaborazione a “Bonito e i suoi figli nel mondo. Storie di emigrazione in Irpinia” (2008), a cura, oltre che della Molinaro, di Carlo Graziano, A. Raffaele Beatrice, Gaetano Di Vito, Emanuele Grieco, Valerio M. Miletti.




       Loreley Rosita Borruto - Franca Molinaro - Donatella De Bartolomeis - Giuseppe Gangemi




                                    
                              Libreria "Culture" di Reggio Calabria 12 novembre 2012




                                       
                                                Reggio Calabria 12 novembre 2012




                                            
                                                      Libreria "Culture" di Reggio Calabria




                                 
                                                      Reggio Calabria 12 novembre 2012




                             
         Reggio Calabria - Franca Molinaro - Donatella De Bartolomeis - 12 novembre 2012





                                                   Reggio Calabria 12 novembre 2012




                                     
                                                Libreria "Culture" di Reggio Calabria




                                      
                                                     Intervento di Francesca Messineo




                                           Reggio Calabria 12 novembre 2012

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“Presenze” a Reggio

 di Franca Molinaro

Appoggiata all’inferriata del balcone, nella stanza del bad end breackfast su Via Marina, osservo le luci di Messina che, dall’altra parte dello stretto, incorniciano il lungomare di Reggio come una corona regale. Più in là, l’Etna si nasconde nel buio e riposa nel suo sonno apparente. Il brontolio del mare, luccicante e immobile, culla questa sera di novembre calda in maniera anomala per me che vengo dal cuore dell’Appennino. Mi trovo a Reggio per volere del collega calabrese Giuseppe Gangemi, cultore della vera storia del Sud e corrispondente del premio “Le radici poetiche del linguaggio subalterno”, con lui condivido l’orgoglio di essere meridionale ed una cerchia di amici intenzionati a recuperare la vera storia del Sud. Sono stata inserita nel programma svolto dall’Associazione “Centro Internazionale scrittori Della Calabria”, per presentare il mio ultimo libro “Presenze”, presso la libreria “Culture”. Ha introdotto la prof.ssa Borruto, presidente dell’associazione, a parlare del testo il giornalista Giuseppe Gangemi e l’editrice Donatella De Bartolomeis. Presente anche Demetrio Latella, poeta reggino premiato nel concorso da me curato. L’incontro è stato piacevolissimo, il tempo non è bastato per raccontarci amichevolmente e raccogliere le numerosissime testimonianze riportate dai presenti. Nemmeno qui, come del resto da noi, c’è una pubblicazione specifica sull’argomento nonostante la gran quantità di materiale. Per me che ci lavoro con passione da anni, valuto il tutto come un tesoro nascosto da portare alla luce. Anche qui c’è un “fuddittu”, un folletto come il nostro il nostro “mazzappauriello” e si crede nei lupi mannari, nei fantasmi e nei santi. Se ne parla con disinvoltura, senza vergogna. Giuseppe Pitasi racconta che, da bambino, tornando a casa col padre passarono sotto una grande quercia, il genitore volle strappare un rametto ma non ci riuscì, allora strappò con violenza e subito, un cerchio di fuoco imperioso si alzò intorno a loro. Inutile riferire lo spavento dei due che si diedero alla fuga. Tra i presenti c’è una giovane dai magnifici capelli rame e l’incarnato roseo, appare come una sacerdotessa druida, racconta una sua esperienza e, nell’ascoltarla, si avverte qualcosa di magico nella voce e negli argomenti che espone. Aveva otto anni, Sabrina Porcino, quando ebbe la sua prima esperienza con una “presenza”, una sorta di fata. Giocava con una cuginetta nei pressi del cimitero quando videro, su un albero, una bella signora vestita giallo verde con i capelli “boccolosi”. Pensando fosse una fatina le si rivolsero con naturalezza e confidenza ma la donna svanì. Spaventate, le bambine scapparono a casa e riferirono l’esperienza alla nonna. La donna, allora, raccontò che, tre giorni prima, la stessa esperienza era capitata al cuginetto più grande di cinque anni. Il ragazzo aveva parlato con la bella signora invitandola gentilmente a scendere dall’albero ma questa le aveva risposto che non poteva perché stava aspettando il suo amore. Andrea Audino aveva sette anni quando fu inviato, dalla mamma, a fare una commissione. Gli fu consegnata una banconota da cinquecento lire e la portava stretta in mano mentre si dirigeva al luogo stabilito. Improvvisamente un gran vento si alzò e gli strappò di mano la banconota verdina. A quel tempo il pezzo di carta aveva un valore per questo il ragazzo fu assalito dal terrore e dal dolore per la disattenzione, cosa avrebbe detto alla mamma? Mentre rifletteva angosciato si vide ricomparire in mano la banconota. Mariagrazia Massapodi racconta che il nonno era un violinista bravissimo, in casa era ricordato per il brio con cui suonava “I Capricci” di Paganini. Dopo la sua morte, un giorno Mariagrazia sentì alla radio la musica che lui amava suonare, ripensandolo con affetto pensò di dedicargli quel brano. A questo pensiero la lampadina della stanza si accese e si spense. La signora Morabito sorella del noto poeta dialettale reggino Giuseppe Morabito, è una miniera di notizie, racconta che una sua parente aveva perduto un figlioletto, dopo sette anni ne nacque un altro. Il secondo aveva sei anni quando si ferì con un chiodo e stava male. La mamma vegliava il figlioletto e si disperava ma vide San Francesco Di Paola che, battendo il bastone ai piedi del letto disse: ”Settant’anni, settant’anni”. Il bambino crebbe e, superato i settant’anni, diceva che il Signore gli stava concedendo lo straordinario. A settantasei anni l’uomo morì ed i parenti dedussero che la profezia del Santo si era avverata, l’uomo era vissuto settant’anni dal giorno in cui San Francesco gli aveva parlato. Dopo la presentazione andiamo a mangiare un’ottima pizza e, velocemente, accompagniamo l’editrice alla stazione. La serata continua sul lungomare, Via Marina deve essere tra le più belle d’Italia, qui ci ritroviamo in gruppo a parlare del mio libro e delle esperienze di ognuno. È Sabrina che m’intriga più di tutti, le sensazioni che avevo avvertito prima non mi avevano ingannata. Dopo l’esperienza vissuta a sei anni, la ragazza si è mossa in cerca della verità accostandosi alle religioni della terra. Avverto in lei una sapienza antica, un porsi oltre e nello stesso tempo dentro le cose. Il suo non è uno sfoggio di esoterismo spicciolo, lei crede in quel che dice e i suoi occhi brillano alla luce dei lampioni e scintillano confondendosi con le luci di Messina, oltre il mare. Ci racconta che, qualche anno fa, vennero al Sud, degli scienziati tedeschi, muniti di attrezzature per registrare le presenze in un luogo ritenuto infestato, dopo alcune ricerche gli studiosi scapparono letteralmente dalla Calabria. Tanti altri racconti si susseguono, dalle streghe ai diavoli a padre Amort, infine Sabrina apre il cellulare e ci mostra una foto che la ritrae con un’amica sotto un lampione, sopra le loro teste, chiarissimo si vede un ectoplasma, è una figura arrossata dalla luce artificiale, ricorda il cappuccio degli associati alle confraternite, ma molto fluente, morbido e gelatinoso. Nessuno si spaventa ma tutti rientriamo con un gran desiderio di capire di più, di aprire la mente a nuovi orizzonti. Sono felice, sono riuscita nel mio intento, non ho la presunzione di portare la verità ma il dubbio, solo quest’ultimo può aprire nuove frontiere.


Pubblicato il 14/11/2012 alle 15.3 nella rubrica Cinema.

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