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Il “Centro Internazionale Scrittori della Calabria”, deriva dalla sezione Calabrese dell’Unione Nazionale Scrittori. L’obiettivo dell’Associazione è di promuovere e divulgare, ad ogni livello sociale e culturale, l’interesse per la letteratura, l’arte e la creatività nelle loro variegate espressioni, con particolare attenzione sia alla Calabria, come area territoriale, in un’ampia prospettiva che pone la cultura come elemento fondante, nel processo di internazionalizzazione e di integrazione europea, sia alla difesa dell’identità culturale italiana nel sistema di globalizzazione del sapere e dell’economia. Il “Centro Internazionale Scrittori della Calabria” è associato alla “Universitas Montaliana di Poesia di Maria Luisa Spaziani” e al “Gruppo Cultura Italia” a cui appartengono molti grandi della cultura italiana.


 

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9 aprile 2013

La storia del castello di Sant'Aniceto.

Nella sala conferenzedella libreria “Culture” – Reggio Calabria, il Centro Internazionale Scrittoridella Calabria ha promosso l’incontro “La storia del castello di Sant’Aniceto”.Loreley Rosita Borruto, presidente del Cis della Calabria, nel suo interventointroduttivo ha sottolineato che il Castello di Sant’Aniceto, importantetestimonianza di architettura bizantina, si trova nel comune di Motta SanGiovanni, in provincia di Reggio Calabria. Le mura sono state costruite conspessa pietra locale a scopo difensivo dagli attacchi dei pirati saraceni cheinfestavano questa zona del Mediterraneo rendendo difficili i commerci sul maree terrorizzando le popolazioni delle aree costiere. Nel suo intervento il prof.Francesco Arillotta, docente di Storia e Cultura della Calabria pressol’Università Mediterranea di ReggioCalabria, ha puntualizzato che Sant’Aniceto – o San Niceta – non è una “motta”ma un “castron”, cioè un castello, un luogo fortificato, presidiato da uncastellano e una decina di soldati, nel quale la popolazione che abitava lìattorno si rifugiava in caso di pericolo. Sant’Aniceto era un posto diosservazione avanzato sullo stretto, con visuale che andava da Taormina aCariddi. Fu costruito dai Bizantini attorno alla metà del X secolo, moltoprobabilmente con maestranze arabe. Infatti, nel 952 la città di Reggio fuoccupata dai saraceni siciliani dell’emiro Al-Hasan la cui presenza a Reggio ètestimoniata dalle tombe di bambini arabi, e da numerose monete del famosocaliffo druso Al-Mansur trovate durante gli scavi di ristrutturazione di unpalazzo vicino Piazza Duomo. Niceta fu un generale bizantino vissuto fra il 763e l’838 che, dopo essere stato “stratego” di Sicilia, si fece monaco e fusuccessivamente proclamato santo dalla chiesa ortodossa. Il suo culto era moltodiffuso in Sicilia, per cui si è indotti a pensare che furono profughi siciliania portare a Reggio questo culto e da qui il nome “castron”. Nella suainteressante e originale conversazione il prof. Arillotta ha anche aggiunto chein età angioina tra il 1200 e i primi del 1300, San Niceto entrò a far partedel sistema difensivo realizzato, alle spalle di Reggio, con le famose quattromotte. A partire dal ‘400 diventò baronia, con i casali di Motta e Montebello,nei possedimenti dei Ruffo –Centelles. A conclusione della sua relazione ilprof. Francesco Arillotta ha ringraziato il presidente del FAI, architetto Rocco Gangemi, per avere inserito negli itinerariculturali del 2013 l’importante testimonianza di architettura bizantina. Tra ilnumeroso pubblico presente sono intervenuti al dibattito. Il prof. GiuseppeCaridi, il prof. Giuseppe Marcianò, il dott. Saverio Verduci, l’avv. Giuseppe Verdiramee il presidente del FAI arch. RoccoGangemi.

 

 

 

 


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permalink | inviato da ciscalabria il 9/4/2013 alle 9:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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